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	<title>Story Archivi - Campionato Carnico 2025</title>
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	<description>Notizie e aggiornamenti in tempo reale sul campionato Carnico</description>
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	<title>Story Archivi - Campionato Carnico 2025</title>
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		<title>Carnico story: Danilo Toson</title>
		<link>https://2025.carnico.it/2025/12/02/carnico-story-danilo-toson/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 10:53:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Story]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ritratto del presidente onorario del Ravascletto</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di MASSIMO DI CENTA</strong></p>
<p>A campionato fermo, come da tradizione, proponiamo a partire da oggi alcuni ritratti di protagonisti storici del Carnico, partendo da chi ha avuto le stimmate del grande dirigente, in grado di vivere il calcio con allegria e la giusta dose di ironia.<br />
Ci riferiamo a Danilo Toson, presidente onorario del Ravascletto, che “obbligò” l’amministrazione comunale del suo paese a costruire un campo sportivo: «Eh sì, in effetti la costruzione del campo di calcio a Ravascletto fu una specie di ricatto&#8221;, ricorda.<br />
Toson si avvicinò al calcio vestendo la maglia del Comeglians, &#8220;con esiti davvero catastrofici &#8211; ammette -. A parte il colpo di testa, ero proprio una schiappa. Inutile dire “mi arrangiavo, me la cavavo”, ero scarso e basta. Con me a Comeglians c’erano altri 4 o 5 giocatori di Ravascletto ed allora abbiamo deciso di portare il calcio anche nel nostro paese. Impresa non facile, in una località dove la natura aveva quasi imposto la vocazione per lo sci. Con gli altri fondatori abbiamo stabilito che il primo passo da fare era armonizzare sci e calcio. Bene, i colori sociali sarebbero stato il bianco (delle piste da sci) ed il verde (del campo sportivo). A proposito di campo sportivo, a Ravascletto tutte le superfici dedicate all’attività agonistica erano necessariamente in… discesa, bisognava spianarne qualcuna. Ecco, pensammo, se fondiamo una squadra di calcio il campo ce lo “devono” fare. Per la carica di massimo dirigente pensammo a Dante Cudicio. Questi era il segretario comunale, che un anno, al ritorno delle ferie, si ritrovò presidente. “Senti – gli dicemmo – abbiamo fondato una squadra di calcio e tu sei stato eletto presidente”. A Dante il calcio piaceva, evidentemente, perché accettò l’incarico senza battere ciglio ed anzi coinvolse nella sua avventura anche il giocatore più famoso che abbia mai vestito la maglia biancoverde, vale a dire Cirano Snidero, il mediano della grande Udinese che nella stagione 1954-55 sfiorò lo scudetto».</p>
<p>Ma all’entusiasmo non corrisposero successi incoraggianti: «Furono anni spensierati – continua Toson -, con un gruppo di persone animate da passione ed entusiasmo; i problemi vennero di lì a poco, quando Cudicio fu trasferito ed io, a 25 anni, mi ritrovai presidente della squadra. Era il 1970 e fui messo a capo di una società con poche disponibilità ma tanta voglia di fare. Mi capitava spesso di incontrare qualche giocatore e gli chiedevo sempre di venire a Ravascletto, precisando, però, che non gli avrei dato una lira».</p>
<p>Il che fa supporre che anche a quei tempi qualcuno prendeva qualche rimborso spese… «Altroché – conferma l’ex presidente -: anzi, mi fanno ridere quelli che dicono che nel Carnico ora girano soldi e non è più come un volta. I soldi, nel Carnico, sono sempre girati: personalmente ho dato rimborsi spese simbolici a qualcuno che veniva da fuori, ma per acquistare qualche buon elemento ho dovuto sborsare qualche soldino anch’io. Faccio nomi e cifre: per acquistare Bruno D’Orlando spesi la bellezza di 700.000 lire, oppure per far venire al Ravascletto, dal Comeglians, Romeo De Crignis, ne tirai fuori 475.000. Se si pensa che eravamo negli anni Settanta, siamo di fronte a delle belle somme. Il problema fu reperire quei soldi. Mi rivolsi alla mia banca, dicendo che dovevo cambiare l’auto. Ebbi la mia bella cambiale ed insieme a me erano garanti Tita De Stalis e Ezio Buzzi. La cambiale dopo 3 mesi venne pagata (non chiedetemi dove trovai i soldi, ricordo solo che fu un’impresa). Altrettanto bene ricordo che tornando a casa dalla banca, dopo aver ottenuto il prestito, Buzzi, in macchina, era quasi disperato: “Ioi , se sa la me femine”, continuava a ripetere. Restai come presidente fino al 1976, poi per beghe di paese che poco avevano a che fare con il calcio detti le dimissioni e per un po’ di anni il mio impegno nel calcio fu rivestire il ruolo di accompagnatore ufficiale del Sutrio. Nel 1983 ritornai, venni rieletto presidente e tale restai fino al 2003, quando decisi di mollare per sempre».</p>
<p>Il Carnico però è rimasto una passione, l’appuntamento domenicale era quasi sempre rispettato ed era facile vederlo al campo: «Certo – conferma Toson – mi è sempre piaciuto andare alle partite per ritrovare i vecchi amici, coi quali ricordavamo con grande piacere il passato. Ho avuto tanti allenatori e ad ognuno di loro sono rimasto affeziona. Sicuramente, però, Eddj Cicutti è quello al quale mi sento maggiormente legato, dopo averci passato sette anni insieme».</p>
<p><em><strong>(in copertina una foto d&#8217;epoca del Ravascletto, con Toson al centro in giacca e cravatta)</strong></em><br />
​</p>
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		<title>Carnico story: Nives Romano</title>
		<link>https://2025.carnico.it/2025/03/09/carnico-story-nives-romano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Mar 2025 07:15:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Story]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La dottoressa è il nome più importante della lunga storia della Velox</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di MASSIMO DI CENTA</strong></p>
<p>Nives Romano è senza dubbio il nome più importante nella storia della Velox. Non solo per i due scudetti conquistati (nel 1978 e nel 2004), ma per tutto ciò che ha fatto per il sodalizio gialloblu, al quale ha veramente dedicato impegno, passione, disponibilità economiche ma soprattutto amore. Basta parlare con un giocatore qualsiasi che abbia vestito la maglia della Velox per capre l’importanza del personaggio. Una storia d’amore, insomma, quella tra lei e la Velox, iniziata per assecondare una passione che ha avuto fin da bambina, quando andava col padre a seguire le partite del Carnico. Probabilmente, come tutte le emozioni che si vivono da bambini, quelle atmosfere, quelle sensazioni, quelle emozioni le rimasero dentro, perché poi lei da qui campi non si staccò mai più. Alla fine degli anni Settanta, la passione diventa impegno e decide di buttarsi anima e corpo nell’avventura gialloblu. Vedere una donna alla guida di una delle società più importanti dell’intero movimento non faceva scalpore, ma di certo incuriosiva. Ma lei non si fece mai condizionare ed è sempre andata dritta per la sua strada, incurante di critiche, elogi e luoghi più o meni comuni.<br />
Arriva alla Velox e trova una squadra ed una società in salute, con l’entusiasmo e gli stimoli giusti: la Velox e “la dottoressa” (lei si è portata dietro quel titolo da sempre) si piacciono da subito e da subito si crea quel feeling, quell’unione di intenti che darà subito frutti importanti. La squadra ci dà dentro che è una meraviglia e lei la segue con lo stesso entusiasmo di quando andava a veder le partite col papà. I risultati fioccano e la stagione si conclude con la promozione in Eccellenza che non era proprio nei programmi. La squadra in campo era guidata da Vinicio Feruglio ed anche questo, se vogliamo, era un aspetto strano, perché nella maggior parte dei casi ad allenare la squadra del paese è quasi sempre un ex giocatore. Ed invece Feruglio non aveva mai indossato la casacca gialloblu ed anzi aveva militato per diverse stagioni nelle fila dell’Arta. Fu proprio in occasione di un’accesissima Arta-Velox di qualche anno prima, che Nives Romano “conobbe” Feruglio, che a pochi minuti dal termine dell’incontro batté furbescamente una punizione a sorpresa siglando il gol della vittoria. Quel gol anziché stroncare un’amicizia ancor prima che nascesse fu al contrario la molla che fece scattare la stima, perché “la dottoressa”, una volta capite fino in fondo anche le regole non scritte del calcio, capì che in quella furbata c’era l’essenza del gioco, l’abilità, la scaltrezza, l’intuizione.<br />
Feruglio, insomma, condusse la squadra in Eccellenza. La Romano, per quel campionato, gli chiese una salvezza tranquilla e soprattutto di mantenere l’ambiente sano ed equilibrato. Feruglio andò oltre le aspettative più ottimistiche ed un anno dopo la promozione portò a Paularo anche il primo scudetto. Dopo quel trionfo, come si dice in questi casi, si chiuse un ciclo, perché forse ai giocatori mancavano gli stimoli o più semplicemente perché avevano dato tutto. Seguirono anni di grigio anonimato con una salvezza dalla Terza conquistata per un solo punto. Eppure, passavano gli anni, i tecnici, i giocatori, ma lei era sempre lì, senza nessuna intenzione di mollare. Che diamine, era arrivata ed in due stagioni aveva vinto in pratica due campionati: poteva mollare così? Impiegò tempo e risorse nel settore giovanile, convinta anche dell’utilità sociale dell’impegno sportivo. Nel frattempo i giovani crescevano e si stava riformando un gruppo abbastanza valido dal punto di vista tecnico. Feruglio ed i suoi collaboratori la convinsero che con qualche innesto mirato si poteva addirittura ripetere l’impresa del 1978. Lei allora si espose in prima persona, attirandosi anche qualche critica, ma riuscì a portare a Paularo i “pezzi” che mancavano, consegnando all’allenatore Ivan Gressani una fuoriserie. Gressani ci mise molto di suo ed alla fine del campionato 2004, nell’indimenticabile spareggio di Villa Santina contro il Campagnola, arrivò il secondo scudetto. Era quella la Velox che pur mantenendo una forte connotazione di “paularinità” era riuscita a coinvolgere chi veniva da fuori. Gente come Rudy Straulino, Stefano Vidoni, Raffaello Muser, bravi a capire il senso di appartenenza a un posto particolare come solo Paularo sa essere in Carnia. Quel titolo fu un momento di emozioni forti e spontanee, con la dottoressa che volle farsi la foto con tutti i componenti di quel gruppo, dal massaggiatore al più giovane dei ragazzi in panchina, perché quello, davvero, come amava ripetere, fu lo scudetto di tutti.<br />
Quella vittoria rappresentò la fine del suo ciclo (e che ciclo!) con la Velox. Ora di lei, scomparsa nel 2014, rimangono i ricordi e una targa al campo sportivo della “sua” Paularo, col campo sportivo che porta il suo nome, quasi a voler rendere indissolubile il rapporto tra lei e la Velox.</p>
<p><em>Visita la <a href="https://www.carnico.it/category/story/">sezione Story</a> per scoprire altri ritratti e ricordi del Carnico.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Carnico story: Gino Candido</title>
		<link>https://2025.carnico.it/2025/02/21/carnico-story-gino-candido/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2025 10:57:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Story]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno dei talenti più puri nella storia del campionato</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di MASSIMO DI CENTA</strong></p>
<p>Chi lo ha visto calcare i campi sportivi regionali, adesso, vedendolo portare a spasso Lana, la sua cagnolina, ripenserà a quando portava a spasso… gli avversari. Eh sì, perché lui, Gino Candido, classe 1971, è stato uno di quei giocatori che ti bastava vederlo giocare una volta per non dimenticarlo più. Una talento, un genietto, uno di quelli che pensa al calcio verticale, che farebbe magari arrabbiare gli allenatori di adesso, che pretendono scarichi, giro palla, passaggi all’indietro per ripartire. A lui non serviva. Lui l’uomo lo saltava di netto, per poi inventarsi la giocata o concludere l’azione in prima persona. Eppure non era veloce, né tanto meno assistito dalla prestanza fisica: piccolo, ma ben piantato. Veniva in suo aiuto una tecnica decisamente sopra, di un bel po’, sopra la media. Mai una giocata superflua, mai un abuso da mangiapalloni. Dava la sensazione di divertirsi, giocando. Molto meno, senz’altro, si divertivano i suoi avversari, quelli lasciati sul posto con una finta o un dribbling.<br />
<a href="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.12_5dc262f7.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-86048" src="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.12_5dc262f7-300x223.jpg" alt="" width="500" height="372" srcset="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.12_5dc262f7-300x223.jpg 300w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.12_5dc262f7-630x469.jpg 630w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.12_5dc262f7-450x335.jpg 450w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.12_5dc262f7-1536x1144.jpg 1536w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.12_5dc262f7-500x372.jpg 500w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.12_5dc262f7-400x298.jpg 400w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.12_5dc262f7-32x24.jpg 32w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.12_5dc262f7-370x275.jpg 370w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.12_5dc262f7-818x609.jpg 818w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.12_5dc262f7-406x302.jpg 406w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.12_5dc262f7.jpg 1546w" sizes="(max-width: 767px) 100vw, 500px" /></a>Una carriera, quella di Gino, iniziata con la Velox per poi proseguire con le maglie di Real, Pro Gorizia, giovanili a Passons, Bujese, ancora Real per poi chiudere col Rigolato, paese delle sue origini. Un albo d’oro niente male, con due campionati, quattro Coppe Carnia e poi gli ultimi acuti, appunto, col Rigolato che con lui in campo volò dalla Terza alla Prima Categoria, riuscendo pure a salvarsi comodamente nella massima serie del Carnico. Quel Rigolato che poi, chissà perché, sparì nonostante un impianto sportivo da fare invidia a tanti campi regionali.<br />
Non chiedetegli ricordi particolari, perché per lui, la sua avventura nel calcio è tutto un ricordo e non lega nessuno di questi ad una vittoria. E infatti se si insiste a chiedergli se ci sia almeno un fotogramma da fissare nella memoria vi dirà che ha ancora in mente la prima partita nel Carnico, a Ovaro, nel 1994.<br />
<a href="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.35_5b74a7c2.jpg"><img decoding="async" class="alignright wp-image-86049" src="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.35_5b74a7c2-300x183.jpg" alt="" width="500" height="304" srcset="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.35_5b74a7c2-300x183.jpg 300w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.35_5b74a7c2-630x384.jpg 630w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.35_5b74a7c2-450x274.jpg 450w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.35_5b74a7c2-1536x935.jpg 1536w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.35_5b74a7c2-500x304.jpg 500w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.35_5b74a7c2-400x244.jpg 400w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.35_5b74a7c2-32x19.jpg 32w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.35_5b74a7c2-370x225.jpg 370w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.35_5b74a7c2-845x512.jpg 845w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.35_5b74a7c2-818x498.jpg 818w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.35_5b74a7c2-406x247.jpg 406w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2025/02/Immagine-WhatsApp-2025-02-12-ore-18.49.35_5b74a7c2.jpg 1744w" sizes="(max-width: 767px) 100vw, 500px" /></a>E gli avversari? Quali lo hanno messo più in difficoltà? Non fa fatica ad ammettere che, sì, spesso quando lo affrontavano rimediavano qualche brutta figura, ma al tempo spesso ammette: «<em>In tanti non mi hanno fatto toccar palla, ma ricordo in particolare Claudio Iob dell&#8217;Illegiana. Non sicuramente il più appariscente di quanti ho incrociato, ma uno che ho sempre sofferto»</em>. Nonostante in campo avesse le stimmate del solista, ragionava sempre in funzione del collettivo, perché la giocata del singolo va bene, ma poi serve che i compagni sappiano difendere, ti passino la palla e assecondino le tue intuizioni. Uno che si è fatto sempre ben volere e si è trovato bene con tutti praticamente, ma anche in questo caso non gli piace fare classifiche<em>: «Ci sono tanti compagni ai quali sono legato e con i quali ancora ci frequentiamo. Le squadre del Carnico diventano una seconda famiglia e quindi non vorrei far torto a nessun&#8230; parente».</em><br />
Un mondo quello del Carnico che non riesce proprio a dimenticare e infatti attualmente è uno dei componenti della Delegazione LND di Tolmezzo. E sicuramente anche lì avrà portato la sua voglia di calcio e qualche idea e qualche guizzo dei suoi.</p>
<p><em>Visita la <a href="https://www.carnico.it/category/story/">sezione Story</a> per scoprire altri ritratti e ricordi del Carnico.</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Carnico story: Roberto Revelant</title>
		<link>https://2025.carnico.it/2025/01/27/carnico-story-roberto-revelant/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 10:49:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Story]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.carnico.it/?p=85344</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel curriculum del sindaco di Gemona ci sono due scudetti, due Coppe e tre Supercoppe con il Campagnola</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di MASSIMO DI CENTA</strong></p>
<p>Gli scudetti del 2003 e del 2007, la Coppa Carnia nel 2005 e 2008 e la Supercoppa nel 2003, 2005 e 2007: è davvero un albo d’oro di tutto rispetto quello che può esibire Roberto Revelant, classe 1978, attuale sindaco di Gemona del Friuli e centrale difensivo di quel Campagnola che nel primo decennio del 2000 scrisse pagine importanti della sua storia. Una carriera, la sua, sviluppatasi con le maglie delle giovanili dell’Osoppo, gli Amatori ITCG Marchetti (la scuola che frequentava), Campagnola dal 2000 al 2009, Amatori Mont Blanc e Stella Azzurra, con la quale il 10 ottobre 2010 disputò l&#8217; ultima partita della sua avventura agonistica.<br />
Roberto è stato un difensore centrale vecchia maniera, il classico “stopperone”, insomma, che ha sempre ritenuto lo sport e il calcio un gioco di squadra che rispecchiasse un po’ anche l’andamento della vita e che i risultati, anche in termini di miglioramento personale, arrivassero in primis per l’impegno, la determinazione e il sacrificio messi in campo, senza accontentarsi dei primi risultati raggiunti ma alimentando ambizioni, pur rimanendo umili e con i piedi per terra.<br />
Sicuramente queste caratteristiche hanno sempre fatto sempre parte del suo percorso, con un altro ingrediente, il divertimento. Per lui gli allenamenti e le partite erano momenti di vera gioia e le rivalità in campo sono diventati momenti di aggregazione con vere e straordinarie amicizie che durano tutt’oggi. Per questo, a fine carriera, ha voluto ringraziare tutte le società, allenatori e staff, che gli hanno consentito tutto ciò.<br />
Chiaramente, i tanti anni vissuti sui campi sono stati scanditi da molti aneddoti, molte situazioni particolari, ma lui ne estrae due in particolar modo: una specie di scherzo fatto a due amici, ma quel giorno avversari sul campo, e il famoso gol scudetto del 2007.<br />
Iniziamo dallo scherzetto fatto a Stefano Moro e Jean Jacques Maion, che ci racconta in prima persona: «<em>Era una calda e afosa domenica, di quelle che nel “Pascat” </em>(per chi nol sapesse a Gemona chiamano così il “Tarcisio Goi”, ndr)<em> si sentono e prima di una partita con l’Arta invitai a casa mia a pranzo un po’ di giocatori tra cui “Gugje” (</em>Stefano Moro, ndr<em>) e Jean Jacques Maion, dei fenomeni in quegli anni. Menù impegnativo: mangiammo antipasto, pasticcio abbondante, frico e molto altro, annaffiato da buon vino e non potevamo finire che con una grappetta bianca. Vedendo che mangiavo tutto anch’io, sebbene con difficoltà, mangiarono tutto anche loro anche per onorare la cucina di mia mamma. Poi verso le 16 venuta l’ora di dirigersi al campo gli ho detto che li avrei raggiunti più tardi, perché ero squalificato: non ricordo più le loro imprecazioni!… Solo pochi anni dopo il “Gugje” me la restituì in campo, quando posizionatosi furbescamente dietro di me in un rinvio chiamò “lascia” ed io, pensando fosse Mario Castellano, gli lasciai come un &#8220;pindolo&#8221; la palla per il goal più facile da segnare».</em><br />
Per restare in tema Arta, ma sull’altra sponda, viene spesso ricordato quel gol di mano al Cedarchis in una sfida decisiva per l’assegnazione del titolo. Lui in realtà ha sempre sostenuto la tesi del “o gol o rigore”, nel senso che venne sbilanciato in maniera evidente al momento dell’impatto col pallone: insomma, colpì involontariamente la palla con la mano perché era stato spinto alle spalle. Senza scomodare Maradona e le… divinità celesti, chiudiamola qui, dicendo che pù che la mano di Dio, fu la mano del… sindaco! Per Roberto quella resta una partita indimenticabile, che rimarrà nella storia del “Campa”, anche per un afflusso di pubblico probabilmente mai visto al “Pascat”, tra due squadre fortissime e società meravigliose. E ancora oggi, quando ci ripensa, ha tanta nostalgia di quei tempi: <em>«Con tutto il rispetto per chi gioca oggi – dice -, sarebbe interessante andare a leggere le formazioni di allora, composte da giocatori tra i quali probabilmente io ero quello tecnicamente inferiore a tutti».</em><br />
Se gli domandate quale sia stato l’avversario più tosto, sorridendo, risponderà Cristiano Gallai (chissà perché quel sorriso…). Però poi, parlando seriamente, afferma: <em>«Di attaccanti forti nel Carnico in quegli anni ne ho incontrati tantissimi, ogni squadra, anche quelle di bassa classifica, avevano dei giocatori di qualità ed esperienza, ma non posso dimenticare le due pere che Stefano Vidoni ci ha rifilato nello spareggio del 2004 a Villa Santina: una partita che non avremmo mai dovuto disputare, perché dovevamo vincere prima il campionato, e che la Velox ha vinto meritatamente».</em><br />
Come ama ricordare, nel Carnico si è fatto tante amicizie e ancora si frequenta, con le relative famiglie, con ex compagni di squadra o avversari. A questo proposito afferma: <em>«In quegli anni, nessuno avrebbe scommesso un euro che avremmo potuto avere una famiglia e invece oggi proprio le famiglie sono diventate grazie ai nostri figli motivo di ulteriori incontri. Impegnativi come un tempo, ma purtroppo senza lo stesso&#8230; supporto fisico. Sicuramente, non avrei mai creduto di trovarmi nella stessa stanza di Ospedale a Tolmezzo nel reparto di Ostetricia con “Bepo” (</em>Joseph Negyedi, ndr)<em> e Paola assieme a mia moglie e i nostri primogeniti, o a essere padrino della piccola Camilla figlia di “Raffi” (</em>Raffaele Di Lena, ndr<em>), o vedere i miei figli sciare grazie e con Arianna moglie del “Mec” (</em>Andrea De Franceschi, ndr<em>), ma anche le “reunion” con i capitani Mauro Mardero e Andrea Gubiani e tutti giocatori, staff e mister degli scudetti 2003 e 2007. Il calcio mi ha dato tanto, ma il Carnico in particolare è stato per me un arricchimento indescrivibile».</em></p>
<p><strong><em>Visita la <a href="https://www.carnico.it/category/story/">sezione Story</a> per scoprire altri ritratti e ricordi del Carnico.</em></strong></p>
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		<title>Carnico story: Patrick Adami</title>
		<link>https://2025.carnico.it/2025/01/25/carnico-story-patrick-adami/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2025 10:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Story]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.carnico.it/?p=85193</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un talento naturale certificato anche da Fabrizio Damiani</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di MASSIMO DI CENTA</strong></p>
<p>Un Campionato e una Coppa Carnia: eccolo qui l’albo d’oro di Patrick Adami, racchiuso in quel magico 2006 che lo vide tra i protagonisti indiscussi di quel Cedarchis che fece doppietta. Chi lo ha visto giocare sa che tipo di giocatore fosse, per chi non l’ha visto o semplicemente non se lo ricorda (difficile, però…) proviamo a raccontarlo: un fisico che sicuramente non risponde ai parametri del calciatore di questi anni. Piccolino, ma con una facilità di corsa e il cambio di passo di quelli che hanno quel qualcosa in più. E poi un tipo dalle giocate geniali, con quegli spunti che riuscivano sempre a creare quella superiorità numerica che piace tanto agli allenatori. Peccato che due caviglie sottili e pertanto spesso malconce ne abbiano condizionato una carriera che sarebbe stata sicuramente diversa. Un talento, insomma, che magari ha vinto poco ma di certo ha lasciato un segno nella storia del Carnico. Qualità sopra la media, indubbiamente, così come ha certificato anche Fabrizio Damiani che spesso lo ha indicato come il calciatore che più gli assomigliava nel modo di giocare.</p>
<figure id="attachment_40483" aria-describedby="caption-attachment-40483" style="width: 400px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2021/07/Adami-Patrick.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-40483" src="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2021/07/Adami-Patrick-200x250.jpg" alt="" width="400" height="500" srcset="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2021/07/Adami-Patrick-200x250.jpg 200w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2021/07/Adami-Patrick-504x630.jpg 504w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2021/07/Adami-Patrick-360x450.jpg 360w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2021/07/Adami-Patrick-1228x1536.jpg 1228w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2021/07/Adami-Patrick-400x500.jpg 400w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2021/07/Adami-Patrick-320x400.jpg 320w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2021/07/Adami-Patrick-26x32.jpg 26w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2021/07/Adami-Patrick-370x463.jpg 370w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2021/07/Adami-Patrick-818x1023.jpg 818w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2021/07/Adami-Patrick-406x508.jpg 406w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2021/07/Adami-Patrick.jpg 1500w" sizes="(max-width: 767px) 100vw, 400px" /></a><figcaption id="caption-attachment-40483" class="wp-caption-text">Patrick Adami</figcaption></figure>
<p>Patrick, classe 1980, inizia a giocare nelle giovanili del Tolmezzo per poi vestire le maglie di Villa, Lauco, Cedarchis e Folgore con un’apparizione nel calcio regionale a Magnano in Riviera. Inizio a Tolmezzo, si diceva, poi ecco il Villa, dove l’incontro con Stefano De Antoni lo fa crescere soprattutto come uomo, perché il tecnico di Ovaro sarà per Patrick come un padre. Altra cosa che accomuna Adami a Damiani è la capacità, certe volte, di fare scelte di cuore ed infatti anche Patrick non resiste alla tentazione scegliendo Lauco (paese delle sue origini) per un anno. Un anno che non è fortunato né per lui (fuori metà stagione per un infortunio) né per la squadra che alla fine non ce la farà a salvarsi. Di quell’anno Adami ricorda uno spogliatoio depresso, quasi rassegnato alla retrocessione. Non fu insomma un bel periodo, ma Stefano De Antoni non si è certo dimenticato di lui e lo vuole con sé a Cadarchis. L’inizio in giallorosso non è dei migliori: Patrick gioca, si impegna ma non segna. De Antoni che conosce le capacità tecniche del giocatore e i valori umani del ragazzo, lo vede intristirsi ed andare incontro ad un’involuzione tecnica e tattica che di certo non aiuta la squadra. E’ così che si lascia andare ad una intuizione davvero geniale, trasformando Patrick da seconda punta ad esterno di centrocampo. Liberato dall’ansia del gol ad ogni costo Adami ritrova smalto e giocate vincenti, sfornando assist a ripetizione e procurandosi tantissimi calci piazzati. Il suo girone di ritorno è un piccolo capolavoro e lui, alla fine, sarà uno dei protagonisti dell’ennesimo scudetto giallorosso. Di quell’ambiente il ricordo più nitido che ha è quello di un gruppo formidabile, di una squadra che si avvicina molto al livello del calcio regionale, per quella forza interiore che sa sprigionare. Ma ancora una volta si lascia andare ad una scelta di cuore e si decide a vestire la maglia della Folgore, perché Invillino è il paese in cui vive. Sono anni molto belli, scanditi da vittorie e partite memorabili: l’aria di casa evidentemente gli fa bene, perché non perde nessuna delle sue caratteristiche, alle quali aggiunge una prolificità sotto porta davvero nuova per le caratteristiche degli ultimi anni. È lui il simbolo della squadra, segnando reti importanti e straordinarie. E poi, finalmente, alla Folgore ha come compagno Max Agostinis, il difensore che più di ogni altro ha sofferto quando ci giocava contro…<br />
Un Carnico, il suo, vissuto con intensità emotiva prima che tecnica, perché per lui il nostro campionato non è solo calcio, ma è soprattutto un bel modo di condividere la realtà di ogni giorno anche attraverso un pallone. Lui che ha vissuto il derby di Villa con le due maglie, lui che ha un ricordo sempre acceso, perché le casacche cambiano ma quello che ci sta sotto ha il colore di ogni squadra per la quale ha dispensato il suo talento, bistrattato più dalle sue caviglie che dai difensori avversari. Anni segnati da avventure vissute tra uno scatto e tanti bei dopo partita, tra un dribbling e belle serate coi compagni, tra un assist e tanta umanità. Fino al 2022, quando in maglia Folgore dice basta. Tra le persone che ricorda più volentieri, oltre a De Antoni, altri due allenatori: il compianto Gianni De Sandre, che definisce persona buonissima e disponibile, ma soprattutto un grande tattico e Loris Rassati. Loris, secondo Adami, è uno che sa di calcio come pochi ma pretende troppo in un campionato in cui non sempre è possibile ricevere in cambio la professionalità che si cerca di dare.</p>
<p><em>Visita la <a href="https://www.carnico.it/category/story/">sezione Story</a> per scoprire altri ritratti e ricordi del Carnico.</em></p>
<p><em><strong>(in copertina l&#8217;esultanza di Adami dopo un gol nella foto di Alberto Cella)</strong></em></p>
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		<title>Carnico Story: Marco Micelli</title>
		<link>https://2025.carnico.it/2025/01/20/carnico-story-marco-micelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 06:29:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Story]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.carnico.it/?p=85198</guid>

					<description><![CDATA[<p>È stato portiere di Val Resia, Val Fella, Mercato Tarvisio, Moggese e Campagnola</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di MASSIMO DI CENTA</strong></p>
<p>Marco Micelli è uno che non ha vinto molto nella sua carriera di portiere, eppure è riuscito a lasciare dietro di sé crediti non da poco, perché quando si fanno le cose con passione, impegno e professionalità come le ha fatte lui si passa di diritto tra i vincitori.<br />
Marco nasce nel 1966 e ha difeso le porte di Val Resia (in tre diversi periodi), Val Fella, Mercato Tarvisio, Moggese e Campagnola nel Carnico, prima di cimentarsi negli amatori del Carnico Collinare con Dreamteam, Amatori Gemona e Malborghettone.<br />
Il suo <em>palmares</em>, si diceva, è piuttosto scarno: un torneo “Ermolli” (con coppa per il miglior portiere) e un campionato di Terza Categoria, nel 2006, col Val Resia, conquistando anche qui il riconoscimento di miglior estremo difensore della categoria. Ma che portiere è stato Marco Micelli? Beh, innanzi tutto, bisogna sapere che essendo del segno zodiacale dell’Ariete è un tipo molto testardo (nel bene e nel male) e pertanto ha sempre cercato di migliorarsi e crescere dal punto di vista calcistico. Poi, non essendo supportato da un fisico da corazziere, ha sempre pensato a giocare con intelligenza, cercando un po’ di prevedere lo sviluppo del gioco e anticipare le mosse degli attaccanti, dando, ai suoi tempi, un’interpretazione moderna del ruolo, visto che non se la cavava male neanche con i piedi.<br />
Particolare curioso, prima di esordire in prima squadra, a 16 anni giocò contro l’Udinese in un’amichevole del maggio 1982. Era l’Udinese di Miano, Gerolin, Muraro, Cattaneo, il brasiliano dall’età indefinita Orlando, Borin. Mancava Causio che era in ritiro con la Nazionale per i Mondiali in Spagna. Quella partita se la ricorda ancora (anche se è facile prevedere che raccolse diversi palloni in fondo al sacco…), così come sono sempre vivi nella mente la vittoria, appunto, nel campionato del 2006 che diede al Val Resia la prima promozione in Seconda Categoria della sua storia, una partita del 1999, quando a Illegio, con la maglia del Campagnola parò praticamente tutto e, sempre nel 2006, una parata che lui stesso definisce un miracolo in un tiratissimo Val Resia-Ancora, vinta 1-0 dai rossoblu. Uno di quegli interventi che ti fanno sentire eroe per un giorno<br />
In 25 anni di carriera di attaccanti forti ne ha visti molti di fronte a sé, ma, come dice lui stesso, proprio contro i più bravi si è tolto qualche piccola soddisfazione: rammenta con orgoglio i due rigori parati a Stefano Vidoni (altro caso di eroe per un giorno&#8230;) e il <em>clean sheet</em> che vanta nei confronti di “Bacio” Damiani. Uno che invece proprio non riusciva a fermare, per ironia della sorte, porta il suo stesso cognome, neanche fosse un… autogol: stiamo parlando di Stefano Micelli, uno che gli ha sempre fatto male, ammette.<br />
In tanti anni passati sui campi ha conosciuto tantissima gente: <em>«In ogni squadra ho trovato persone splendide a cui sono rimasto legato </em>– dice <em>&#8211; e con cui tuttora, nei vari chioschi del Carnico, è sempre un piacere bere una birra in compagnia. Però se devo fare un nome mi “tocca” dire Giampietro Candoni, col quale sono stato a scuola assieme, anche se gli ho un pochino “rovinato” la carriera nel Real, parando un suo tiro mentre stava già esultando. In seguito sono riuscito a portarlo a giocare con me nel periodo della Moggese a metà anni &#8217;90. Un’amicizia e un legame che è andato oltre il campo di gioco, visto che io sono suo testimone di nozze e lui è  padrino di mio figlio Enrico».</em><br />
Una volta sfilati i guanti, il suo interesse per il Carnico non è mai venuto meno: lo segue forse più di quando giocava e possiamo assicurare che è uno dei lettori più assidui e puntuale del nostro sito. Ma di lasciare il terreno di gioco non se ne parla nemmeno: attualmente è il preparatore dei portieri della Pontebbana, curando in particolar modo il settore giovanile. Non li allena solo dal punto di vista della tecnica: <em>«Voglio trasmettere a loro l’amore verso questo ruolo, ultimamente troppo bistrattato, dove ci viene richiesto di giocare ed impostare come un regista, per poi metterci alla gogna, magari, quando prendiamo il classico “gollonzo”»</em>.<br />
Ma secondo noi quello che veramente vuole infondere nell’animo di questi ragazzi è far capire loro la soddisfazione di essere, come è stato lui, eroe per un giorno. Vabbè, il palmarès sarà scarno, ma vuoi mettere&#8230;</p>
<p><em>Visita la <a href="https://www.carnico.it/category/story/">sezione Story</a> per scoprire altri ritratti e ricordi del Carnico.</em></p>
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		<title>Carnico Story: Gino Capellari</title>
		<link>https://2025.carnico.it/2025/01/10/carnico-story-gino-capellari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2025 09:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Story]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.carnico.it/?p=85111</guid>

					<description><![CDATA[<p>Giocatore simbolo dell'Ancora, ora è vicesindaco di Prato Carnico</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di MASSIMO DI CENTA</strong></p>
<p>Dici Gino Capellari e pensi a Prato Carnico oppure all’Ancora. Che poi per lui non c’è tanta differenza, perché per lui Prato Carnico e l’Ancora sono state (e sono…) momenti importanti della sua vita, anche se adesso abita a Palmanova, dove l’ha portato la sua storia d’amore con Simonetta, la sua compagna, che è di laggiù. Ma Prato Carnico gli è rimasto nel cuore (e da lì non se ne andrà mai, potete giurarci) e ci sarà sempre un filo sottile che parte da Palmanova per arrivare in Val Pesarina, quasi cento chilometri che lo separano dai ricordi e dagli affetti ma che lui ha saputo accorciare rimanendo parte integrante e importante del suo paese, del quale è vice sindaco e assessore alla cultura.<br />
Classe 1967 o più semplicemente classe da dispensare con quella maglia numero dieci che ha accompagnato per anni il suo impegno nel calcio. Già, la maglia numero dieci, quella che di solito tocca a chi è un pochino più bravo degli altri e si conquista sul campo, non si pesca in un sacchetto della tombola. Centrocampista o perché no tuttocampista, visto che se la cavava in quasi tutte le zone del campo (lo ricordiamo anche libero e mediano). Centrocampista di stampo classico, però, di quelli che trattano la palla in un certo modo, con un destro naturale e un sinistro che comunque sapeva usare. Tatticamente sempre presente a sé stesso e alle esigenze della squadra e sufficiente praticamente in tutti gli altri fondamentali.<br />
L’Ancora nel cuore, si diceva, perché proprio dal “Gennaro” è iniziata la sua storia di pallone, che poi l’ha portato ad Ovaro e a Comeglians, dove lo ha voluto Carlo Toson, in nome dell’amicizia, ai tempi del Comeglians dei miracoli, una squadra che ha saputo andare oltre i propri limiti. Amicizia e senso di appartenenza, sono queste le chiavi di lettura della sua carriera, un’appartenenza a Prato Carnico e… zone limitrofe, se è vero che che poi da Prato si allontanò di pochi chilometri, come abbiamo detto, nel suo percorso da calciatore.<br />
A proposito di amicizia, è molto forte quella che lo lega ancora a Fabiano Mecchia, in un rapporto tra uomini veri che è andato aldilà del campo. Di Mecchia, Gino ricorda l’anno di una promozione in Terza: tutti prendevano un po&#8217; in giro Mecchia, perché gli ricordavano che a un colpo di testa formidabile non corrispondevano piedi adeguati. La cosa non fece altro che stimolare il suo genio (o il suo amor proprio, chissà…), fatto sta che la promozione fu centrate grazie a due o tre punizioni che il buon Fabiano pennellò nelle porte avversarie nelle ultime giornate, nell’anno in cui una trasferta a Forni Avoltri (col paese praticamente isolato dalla strada interrotta) costrinse l’Ancora a un viaggio sicuramente singolare: un pezzo di strada col pulmino, un tratto a piedi e poi, dall’altra parte dell’interruzione, un pulmino messo a disposizione dall’Ardita portò i biancazzurri al campo.<br />
Da notare che entrambe le squadre erano in lotta per le prime posizioni ma all’Ancora però bastava un pareggio e venne fuori uno zero a zero che significò promozione. Nel cuore sensibile di Gino anche i brutti ricordi non sono legati al risultato in sé stesso ma a situazioni umane, come nell’anno di una retrocessione che si materializzò a Verzegnis. L’Ancora aveva fuori il portiere titolare e fu costretta a schierare il dodicesimo: questi ero uno che aveva dato la propria disponibilità dopo diversi anni di inattività, pensando magari di non dover mai giocare. La squalifica del titolare lo portò in campo, invece, e lui alla fine non si dava pace. Ecco, di quel pomeriggio Gino non ricorda l’amarezza per il risultato sportivo, ma una sorta di dolore, forte, nel veder piangere negli spogliatoi un uomo di una certa età.<br />
Da Palmanova, ora, Gino segue ancora il Carnico e quando è a Prato va a vedere la sua Ancora: è un Carnico diverso, dice, con i paesi che svuotandosi hanno fatto venir meno il senso di identificazione col paese e anche un Carnico che ha perso un po&#8217; quel fascino che aveva ai suoi tempi, quando era un’occasione per conoscere il territorio, perché magari uno di Prato Carnico, se non avesse dovuto giocare, che ci sarebbe andato a fare, la domenica, ad Amaro o a Paluzza o a Imponzo? E lì, magari, non avrebbe conosciuto Simonetta, che lo ha portato invece molto più lontano. A Palmanova&#8230;</p>
<p><em>Visita la <a href="https://www.carnico.it/category/story/">sezione Story</a> per scoprire altri ritratti e ricordi del Carnico.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://2025.carnico.it/2025/01/10/carnico-story-gino-capellari/">Carnico Story: Gino Capellari</a> proviene da <a href="https://2025.carnico.it">Campionato Carnico 2025</a>.</p>
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		<item>
		<title>Carnico Story: Emilio Toch</title>
		<link>https://2025.carnico.it/2024/12/16/carnico-story-emilio-toch/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2024 06:38:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Story]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.carnico.it/?p=84228</guid>

					<description><![CDATA[<p>Genio e sregolatezza per il fantastista del Paluzza a cavallo tra gli '80 e i '90</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di MASSIMO DI CENTA</strong></p>
<p>Tanto genio e altrettanta sregolatezza: in questa frase è racchiusa la carriera di Emilio Toch, classe 1970, fantasista (mai termine fu più appropriato!) del Paluzza a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Primo di tre fratelli, tutti decisamente bravi col pallone: dopo di lui Alberto (esterno offensivo di grande qualità) e Ivan (talento da vendere e un facilità di calcio dall’impatto esplosivo). Emilio era croce e delizia degli allenatori che lo hanno avuto: basti pensare che ha saputo far perdere la pazienza anche a Pierino Delli Zotti, imperturbabile come nemmeno Zeman. Delli Zotti arrivava al campo per gli allenamenti prima dei giocatori, con la speranza di veder arrivare anche Emilio, che invece preferiva starsene al bar con gli amici o addirittura impegnarsi nel calcio di strada, magari proprio quando era giornata di allenamenti. Sì, proprio così: i compagni in via Mulines a sudare e provare schemi e lui nelle piazzette di Paluzza a srotolare il suo talento sull’asfalto, dove i colpi ad effetto gli riuscivano lo stesso.<br />
Mezzi fisici impensabili per il calcio di oggi, due gambette sottili che terminavano con due piedini da 36 di scarpe, delle quali la destra era sempre nuova, mentre la sinistra appariva sempre più consumata, sfregata dal pallone per farne uscire il genio. Un piede solo, insomma, ma dal quale sapeva ricavare passaggi che erano ricami, tiri non potenti ma che sembravano scaturire da un bisturi per la precisione quasi chirurgica nelle loro parabole. Allenamenti zero, si diceva, ma la domenica arrivava puntuale, con la sua borsa sgangherata e, chissà perché, sempre aperta. Arrivava e mister Delli Zotti andava in bestia, relegandolo sempre in panchina. Ma davvero a malincuore: dover rinunciare alla fantasia di “Milio” gli sembrava un atto di autolesionismo, però doveva in qualche modo assecondare le regole del gruppo e magari mandare in campo qualcuno più scarso ma che in settimana si era fatto il mazzo in allenamento. “Intanto vieni in panchina “, gli diceva, e lui non faceva una piega, sapendo benissimo che nell’arco dei novanta minuti, il suo momento sarebbe arrivato. E quando si alzava la tabella delle sostituzioni arrivava il suo momento: ed eccolo lì, trascinare sul campo la sua indolenza, la sua anarchia tattica (coperture? E che roba è?). Poi, d’improvviso, un dribbling, un ancheggiamento appena accennato, l’avversario da una parte, il pallone dall’altra e assist al bacio o pallone direttamente nel sacco, con Delli Zotti che scuoteva la testa.<br />
Una domenica, contro La Delizia, gli dà una possibilità di partire dall’inizio, giustificata dal fatto che in settimana si era presentato (rigorosamente in ritardo, s’intende) ad un allenamento. Mezzora di passeggiate per il campo, ciondolamenti tra le zolle sconnesse del prato di via Mulines e Delli Zotti che chiede al suo accompagnatore di prendere la tabella delle sostituzioni. Quello non fa in tempo a tirarla fuori dal borsone che Emilio segna un gol clamoroso: due finte al limite dell’area e sinistro a giro sul secondo palo. “Ma come devo fare io con questo?”, si sbattezzava il povero Pierino. Niente, mister, tienilo com’è. Il talento non si allena.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://2025.carnico.it/2024/12/16/carnico-story-emilio-toch/">Carnico Story: Emilio Toch</a> proviene da <a href="https://2025.carnico.it">Campionato Carnico 2025</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Carnico Story: Guglielmo De Toni</title>
		<link>https://2025.carnico.it/2024/12/12/carnico-story-guglielmo-de-toni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2024 06:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Story]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un paularino al 100%, essendo stato capitano di Trelli, Velox e Paularese</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di MASSIMO DI CENTA</strong></p>
<p>Guglielmo De Toni, classe 1960, ovvero cento per cento Paularo. Crediamo che in pochi possano vantare una paularinità cosi totale: ha iniziato a giocare con la Juniores del Trelli, ha passato una vita in maglia Velox e ha concluso la carriera nella Paularese (erede del Milan Club). E infine, per non farsi mancare niente, ha giocato anche con la squadra amatori del paese e probabilmente non è un caso se di tutte queste squadre ha anche messo al braccio la fascia di capitano, continuando a farlo anche nel campionato Collinare, quando ha difeso i colori del &#8220;Gambero” e degli Over della “Coop.ca”.<br />
Ma ve lo ricordate “Gjelmo” quando giocava terzino sinistro con la maglia gialloblu? Un tipo di pochi complimenti: agonismo, fisicità e tanta generosità, il classico terzino vecchie maniere. Duro ma corretto, nonostante un carattere frizzante che non gli ha risparmiato alcune discussioni in campo che poi finivano, naturalmente, al chiosco, dove davanti a una birra tutto si aggiustava, perché il carattere frizzante gli facilitava la battuta e la capacità di sdrammatizzare. Se gli domandate quale avversario lo avesse messo più in difficoltà non gliene viene su nemmeno uno, ma si affretta a precisare: <em>«Meno male che non ho mai dovuto incrociare nella mia zona di competenza Fabrizio Damiani. Quello era un fenomeno!»</em>.<br />
Dei tempi della Velox non può ricordare grandi vittorie: i due scudetti sono arrivati in Val d’Incarojo quando lui o era troppo giovane (il primo nel 1978) o era già avanti con gli anni (il secondo è datato 2004). Ma sicuramente fu uno dei protagonisti di quella Velox che vinse un campionato di Seconda restando in testa dall’inizio alla fine. E nella sua lunga storia con la Velox è stato impossibile non incrociare la dottoressa Nives Romano. Il suo rapporto con lei è ancora vivo nei sui ricordi: <em>«La dottoressa, per me, è stata come una seconda mamma; anzi, paradossalmente, qualcosa di più. Con lei mi confidavo, dicendole cose che nemmeno a mia madre ho mai detto».</em> E questo feeling con i presidenti del sodalizio gialloblu è proseguito, visto che i successori della dottoressa, prima Bepi Screm e poi l’attuale, Fabio Revelant, gli hanno chiesto più volte di entrare a far parte del consiglio direttivo<em>. «Ma io ho sempre rifiutato. Non per disamore verso la squadra, ma perché il Carnico è cambiato e ci vuole un impegno che non posso permettermi di garantire».</em><br />
Ma lui la Velox e il Carnico li segue sempre: i suoi interventi sui nostri social sono puntuali e pieni d’affetto e anche la sua presenza ai “Saletti” è molto assidua, anche se forse in questo Carnico ci si riconosce poco: <em>«Ai miei tempi c’era più passione, più unione, le squadre erano delle vere e proprie famiglie. Adesso girano troppi soldi e, in qualche modo, la cosa rappresenta un pericolo per l’unione negli spogliatoi. Lo dico senza alcuna polemica: il mondo è cambiato e anche il nostro Carnico si è adeguato alle mode».</em> Si dice orgoglioso di non aver mai preso una lira: <em>«I nostri premi erano le gite che la dottoressa organizzava: Vienna, Budapest, Praga sono state le mete di quei viaggi che ricordo ancora con un piacere immenso».</em><br />
Normale chiedergli un pensiero su un altro De Toni, Gildo, che a 57 anni ancora gioca: <em>«Sì, ma lui ha qualche anno di meno – </em>risponde <em>–, anche se quando lo vedo ancora nei tabellini mi verrebbe voglia di ricominciare»</em>. Beh, se ricominciasse la fascia di capitano non gliela toglierebbe nessuno. Nemmeno Gildo&#8230;</p>
<p><em>Visita la <a href="https://www.carnico.it/category/story/">sezione Story</a> per scoprire altri ritratti e ricordi del Carnico.</em></p>
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		<title>Carnico Story: Beppino Di Centa</title>
		<link>https://2025.carnico.it/2024/11/30/carnico-story-beppino-di-centa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Nov 2024 10:40:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Story]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Paluzza ha cresciuto tanti bambini, che non mancano ancora oggi di essergli riconoscenti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di MASSIMO DI CENTA</strong></p>
<p>Ci sono personaggi, nella storia del Carnico, che sembrano apparentemente non aver lasciato grandi tracce. Ma poi, invece, ci si accorge che il loro impegno e il loro lavoro per alcuni è stato molto importante.<br />
Ecco, questo è il caso di Beppino Di Centa, 71 anni (portati benissimo) compiuti lo scorso ottobre. Da calciatore lo ricordiamo per la sua generosità, la sua presenza fisica e la capacità di sapersi adattare a più ruoli, con le maglie di Paluzza, Timaucleulis e Cercivento: un centrocampista perfettamente inserito nella fascia media dei calciatori del Carnico, serio e affidabile, e con tanta, tanta passione. Lo ricordiamo protagonista assoluto col Paluzza che nel 1977 vinse il “Torneo Ermolli” di Moggio, all’epoca una manifestazione che aveva il suo prestigio.<br />
Una volta terminata l’attività agonistica si è dedicato a quella di allenatore o, per dirla, come ha inteso il ruolo, educatore. Eh sì, perché per lui l’educazione, il rispetto per compagni e avversari e il senso del gruppo erano quasi più importanti dei fondamentali. La sua particolarità sta nel fatto che è stato il primo mister di tanti ragazzini che sono ancora nel Carnico o ancora più su. Si pensi, per ordine d’importanza, a <a href="https://www.studionord.news/podcast-sergio-barlocco-un-carnico-in-serie-a-dopo-25-anni-lo-spero-davvero/">Sergio Barlocco, attuale portiere del Trento, Serie C</a>. Beppino curava solamente la parte atletica del ragazzo che poi veniva lasciato, per le questione tecniche, a papà Davide, anche lui portiere di livello nel corso della sua carriera.<br />
Scendendo di categoria, ha insegnato i primi rudimenti ai fratelli Federico e Michele Rovere, difensori rispettivamente di Tolmezzo e Bujese. Sotto le sue cure sono passati anche i fratelli Luca e Matteo Zammarchi, con quest’ultimo che non ne voleva sapere di giocare a calcio, obbligando il mister a recarsi quasi ogni giorno a casa sua per convincerlo, avendone intuito il talento.<br />
E poi Alessio Ortobelli, che lo faceva ammattire per il fatto che era talmente bravo da non voler passare la palla visto che tanto non la perdeva mai.<br />
E ancora Andrea De Franceschi, altro tipino frizzante, Christian Tomat (ultimo acquisto del Cedarchis) e l’attaccante della Juniores del Tolmezzo Federico Flora.</p>
<figure id="attachment_84248" aria-describedby="caption-attachment-84248" style="width: 500px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2024/11/er333.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-84248" src="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2024/11/er333-280x250.jpg" alt="" width="500" height="446" srcset="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2024/11/er333-280x250.jpg 280w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2024/11/er333-630x562.jpg 630w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2024/11/er333-450x401.jpg 450w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2024/11/er333-1536x1370.jpg 1536w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2024/11/er333-500x446.jpg 500w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2024/11/er333-400x357.jpg 400w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2024/11/er333-32x29.jpg 32w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2024/11/er333-370x330.jpg 370w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2024/11/er333-818x730.jpg 818w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2024/11/er333-406x362.jpg 406w, https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2024/11/er333.jpg 2000w" sizes="(max-width: 767px) 100vw, 500px" /></a><figcaption id="caption-attachment-84248" class="wp-caption-text">La dedica nella tesina di Raffaele Di Lena</figcaption></figure>
<p>Negli anni in cui creò di fatto il settore giovanile a Cercivento c&#8217;era anche Giuliano De Conti, tecnico del Comeglians fino a pochi giorni fa.<br />
Un discorso a parte merita Raffaele Di Lena: abitavano vicini e il rapporto era praticamente quotidiano, perché se non si trovavano al campo si incontravano sotto casa. Raffaele gli è rimasto molto legato, tanto da dedicargli la tesina presentata all’esame per allenatore del Corso Base Uefa “B”.<br />
C’è un nome, però, che ricorda con ammirazione e un pizzico di rimpianto: «<em>Tra tutti quelli che ho allenato da piccoli, tra Pulcini ed Esordienti</em> – precisa – <em>quello che mi è rimasto più impresso di tutti è Vincenzo Del Bianco. Un talento puro, “Gegè”. Usava indifferentemente il destro e il sinistro, giocava a testa alta e nonostante fosse ancora un bambino aveva una coordinazione incredibile che lo portava ad avere una facilità di corsa sorprendente oltre che davvero elegante. Non capisco perché non abbia avuto una carriera pari alle premesse».</em><br />
Educazione, rispetto e senso del gruppo: questi erano i suoi principi, come si diceva. Nei primi anni a Paluzza aveva tirato su una squadra veramente forte e compatta, in cui il senso di squadra era altissimo. Un anno, tutti in campionato avevano segnato almeno un gol, tranne Lorenzo Pittino. Nell’ultima di campionato, allora, tutti i compagni si misero d’accordo: «Oggi dobbiamo far segnare Lorenzo». Missione compiuta perché anche lui trovò la via della rete e la sua immagine inginocchiato a terra con le braccia al cielo è uno di ricordi più belli che si porta di quel periodo.<br />
I problemi più grossi li ha avuti forse con i genitori, che talvolta gli chiedevano di non far giocare il figlio perché aveva preso un brutto voto: «<em>Niente da fare</em> – ricorda ancora -.<em> Io ero sempre dalla parte dei ragazzi. Li facevo giocare e poi a fine partita facevo le giuste raccomandazioni».</em><br />
Adesso, nonostante anche recentemente qualche società gli avesse chiesto di prendere in mano una squadra, ha sempre declinato l’invito. Preferisce seguire le vicende del Carnico da spettatore ed è un lettore attento e abituale del nostro sito.<br />
Ma quei giorni con i suoi ragazzini sono sempre vivi e se mai dovessero affievolirsi, ci pensano proprio tutti quei bambini che ha allenato e che ancora gli scrivono messaggi di gratitudine. Ecco cosa significa lasciare un segno!</p>
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